venerdì 25 aprile 2008

Fantasmi

Si racconta che presso il vecchio ospedale pediatrico di Zetra... nelle notti di luna piena... i fantasmi dei bambini morti durante la guerra, facciano sentire le loro voci urlanti di dolore...
Chi si trova di servizio in queste notti di gelo, gira col terrore di incontrare i fantasmi dei morti di morte violenta.
Qualcuno afferma che un bambino insanguinato giri spesso per i corridoi piangendo e cercando la madre...
Io non avevo mai creduto a queste storie, per cui quando c'era da fare un servizio notturno, indossavo il mio bel giubbotto e, arma alla mano, prendevo servizio senza alcun timore.
Ricordo che quella notte era particolarmente fredda... alle due il termometro aveva toccato i diciassette gradi sotto lo zero. Una nebbia fine avvolgeva tutto ciò che mi circondava.
I miei baffi erano ricoperti da un leggero strato di ghiaccio che si formava a causa del mio stesso respiro.
Il giro di pattuglia, l'ultimo per la notte, prevedeva che arrivato all'altana tre tornassi indietro... poi avrei avuto il cambio, era ora!
Il freddo cominciava ad intorpidirmi le gambe e già da qualche minuto non sentivo più naso e orecchie... era come non fossero più mie, avrebbero potuto staccarmele senza che me ne accorgessi!
Arrivato all'altana tre stavo per girarmi... già pregustavo il caldo della stufa, quando in lontananza, nei pressi della recinzione, vidi un'ombra scura scivolare oltre il filo spinato.
Dopo un attimo di stupore intimai l'alt, non avevo paura ma il freddo mi faceva tremare le braccia... e anche la voce... pensai, perché l'ombra continuava ad avanzare.
Veniva verso di me, forse non aveva capito. Ripetei nuovamente l'alt, gridando con quanto fiato avevo in corpo.
Questa volta l'indesiderato ospite mi sentì perché si fermò proprio sotto il faro cosicché potei vederlo bene.
Sola allora mi resi conto che si doveva trattare di un bambino... alto circa un metro e venti, aveva i vestiti tutti stracciati e in più punti pareva fossero bruciati...
Il volto era strano, una grossa macchia scura gli ricopriva il lato destro del viso, forse era un effetto della luce... pensai...
Chiamai subito per radio per avvisare dell'accaduto, io mi tenevo a circa quindici metri di distanza e potevo vedere bene sia il bambino che avevo davanti sia il punto dal quale era entrato.
Poveretto, con il freddo che c'era, era vestito in maniera quasi estiva... una camiciola scura, un paio di pantaloni strappati e... non riuscivo a vedere i suoi piedi ma... doveva essere scalzo... con quel freddo!
Erano caduti almeno trenta centimetri di neve durante il giorno... e nonostante mi sforzassi con la vista, non riuscivo a capire dove fosse il buco dal quale era passato...
C'era qualcosa di strano...
Non vi erano segni freschi sulla neve fresca e solo ora notavo che dal punto in cui era entrato al punto in cui si trovava, non aveva lasciato alcuna traccia...
Un urlo soffocato mi uscì di gola, lo sentii lontano come il rumore di un treno in corsa...
Mi risvegliai sul lettino dell'infermeria, il medico chino su di me... mi misurava la pressione e scuoteva la testa, mi fece una puntura e svenni di nuovo...
Da allora è passato tanto tempo eppure ricordo tutto come se fosse allora...
Senza capire cosa accadde veramente...
Forse il freddo mi giocò un brutto scherzo, forse vidi un bambino vero...
fatto sta che da allora anch'io credo ai fantasmi...
Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

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